Indice
- Cos’è la teoria dell’attaccamento?
- Le caratteristiche principali dell’attaccamento
- L’attaccamento crea dei veri e propri modelli operativi interni
- Attaccamento sicuro e attaccamento insicuro
- Attaccamento e metacognizione
- Attaccamento e regolazione emotiva
- Le funzioni della metacognizione
- Riassumendo: attaccamento e metacognizione
Cos’è l’attaccamento e come è legato alle abilità di metacognizione dell’individuo? Come l’attaccamento sicuro e l’attaccamento insicuro influiscono sullo sviluppo delle capacità di regolazione affettiva dell’essere umano?
Dalla teoria dell’attaccamento, alla metacognizione, alla regolazione emotiva.
Tempo di lettura: 10 minuti.
Cos’è la teoria dell’attaccamento?
Le credenze su noi stessi, gli altri e il mondo sono il fulcro del trattamento cognitivo comportamentale: le relazioni interpersonali tra gli esseri umani si ritrovano al centro non solo dello sviluppo dell’individuo, ma anche per la costruzione di una fondamentale abilità – la regolazione affettiva.
La teoria dell’attaccamento infatti è una teoria psicologica, evoluzionistica ed etologica che punta a comprendere proprio le relazioni interpersonali tra gli esseri umani: nasciamo con un bisogno, definito primario, di una relazione sicura con le nostre figure di attaccamento (anche chiamate caregivers).
Il bambino piccolo infatti, secondo la teoria dell’attaccamento, ricerca la prossimità con una figura d’attaccamento, individuando situazioni potenzialmente stressanti con lo scopo primario della sopravvivenza – sia fisiologica, sia emotiva.
La teoria dell’attaccamento di Bolwby ha forti basi biologiche: l’attaccamento diventa la base stessa della sopravvivenza del bambino e della specie.
Le caratteristiche principali dell’attaccamento
L’attaccamento è un sistema motivazionale primario e innato, che predispone allo sviluppo di legami stabili con un caregiver preciso, fonte di sicurezza. Si sviluppano così veri e propri pattern, strutturati e organizzati nei primi 12 mesi di vita del bambino e che diventano duraturi nello spazio e nel tempo.
L’attaccamento è un’oasi di salvezza a cui il bambino può tornare nei momenti di spavento e di difficoltà, una base sicura fornita dal caregiver per permettere al piccolo di esplorare in sicurezza il mondo. Proprio per questo il bambino mantiene la prossimità con la propria figura di attaccamento e mostra segnali di angoscia da separazione quando il caregiver si allontana.
L’attaccamento crea dei veri e propri modelli operativi interni
Il bambino così sviluppa dei veri e propri schemi, delle rappresentazioni semplificate, che gli permettono di navigare nel mondo e nelle relazioni interpersonali. I modelli operativi interni comprendono:
- Un modello operativo del sé, cioè l’immagine che abbiamo di noi stessi;
- Un modello operativo sugli altri; cioè delle aspettative che abbiamo sugli altri e gli altri su di noi;
- Un modello operativo del mondo, che riguarda dunque la realtà esterna;
- Credenze e convinzioni su come funzionano le relazioni interpersonali.
Sulla base dei suoi modelli operativi interni dunque il bambino si crea aspettative circa le sue figure di attaccamento, sulla loro benevolenza e sulla loro accessibilità, imparando a prevedere la disponibilità della vicinanza, del sostegno e della cura degli altri – imparando come muoversi nel mondo per capire come ottenere ciò che desidera.
Attaccamento sicuro e attaccamento insicuro
Possiamo distinguere gli stili di attaccamento in due grandi categorie:
- Attaccamento sicuro: la figura di attaccamento viene percepita come disponibile e fornisce risposte coerenti; il bambino sviluppa un senso di amabilità, si vede degno di ricevere amore e cura, sviluppa la certezza che i suoi bisogni e le sue esigenze hanno una risposta.
- Attaccamento insicuro: la figura di attaccamento non è disponibile, è rifiutante, è ostile; il bambino sente di non essere degno dell’amore, non sviluppa capacità adeguate di esprimere e regolare le proprie emozioni.
Esistono inoltre diverse categorizzazioni dell’attaccamento insicuro, che possiamo così distinguere:
- Attaccamento insicuro-evitante;
- Attaccamento insicuro-ambivalente;
- Attaccamento disorganizzato.
Attaccamento e metacognizione
La metacognizione, per la Terapia Metacognitiva Interpersonale di Dimaggio, è la capacità di:
- Identificare i propri stati mentali, cioè comprendere la natura rappresentazionale del pensiero di se stessi e degli altri;
- Pensare e riflettere sui propri stati mentali in modo autoriflessivo e comprendere la mente altrui;
- Utilizzare questa conoscenza per prendere decisioni, applicare il problem solving e regolare il proprio stato affettivo di sofferenza.
Mary Main ha identificato come ci sia un legame tra stile di attaccamento e metacognizione: i bambini con attaccamento sicuro hanno una metacognizione più stabile e avanzata rispetto ai bambini con attaccamento insicuro, che invece hanno difficoltà ad accedere alle proprie capacità narrative legate ai ricordi e di comprendere i propri e gli altrui stati mentali.
Riprendendo Fonagy, la metacognizione è dunque la capacità di essere consapevoli del contenuto della propria mente e di utilizzare questa consapevolezza per regolare i propri affetti e le relazioni interpersonali. Si differenzia dalla mentalizzazione, secondo Liotti, poiché quest’ultima è attiva solo nel contesto dell’attaccamento, mentre la metacognizione è legata a tutti i contesti motivazionali dell’individuo anche se dipende comunque dal contesto emotivo e dalla qualità della relazione.
Attaccamento e regolazione emotiva
La regolazione emotiva è la capacità di un individuo sia di essere consapevole delle proprie emozioni sia di esprimerle in modo funzionale e adattivo. La regolazione affettiva è dunque la capacità di modulare i propri stati mentali ed è legata alla mentalizzazione.
Quando il nostro affetto è regolato, siamo in uno stato di sicurezza interna in cui ci è possibile utilizzare le nostre risorse, esercitare autocontrollo e impegno, in cui è a noi disponibile la capacità di riflettere sull’attività della nostra mente in modo flessibile.
Quando ci troviamo invece in uno stato di dis-regolazione affettiva, non ci sentiamo sicuri e non ci sentiamo in grado di agire nel contesto o sui nostri stati mentali; le nostre percezioni di noi stessi, degli altri e del mondo diventa rigide e inflessibili.
In quest’ottica, l’attaccamento è fondamentale per lo sviluppo della regolazione affettiva del bambino: la Meins sviluppa il concetto di mind-mindedness proprio per esplicitare questo legame e cioè la capacità del genitore di trattare e rivolgersi al bambino come un individuo dotato di stati mentali.
Le funzioni della metacognizione
La metacognizione, secondo Dimaggio, è costituita da diverse componenti che permettono la comprensione non solo della propria mente, ma anche di quella altrui che si identificano in:
- Monitoraggio: cioè la capacità di descrivere gli stati interni in modo articolato;
- Differenziazione: cioè la capacità di considerare le proprie idee su di sé, sugli altri e sul mondo come punti di vista, prospettive, ipotesi e non come realtà;
- Integrazione: cioè la capacità di mantenere una visione di Sé unitaria nonostante il cambiamento e l’oscillazione di stati mentali e comportamenti;
- Decentramento: cioè la capacità di comprendere che l’altro ha un diverso punto di vista, diverse prospettive e diverse ipotesi su di sé, sugli altri e sul mondo.
- Mastery: cioè la capacità di utilizzare la conoscenza sugli stati mentali per regolare la sofferenza, risolvere problemi interpersonali, realizzare i propri obiettivi; si basa sull’agency, e cioè la consapevolezza di avere desideri, scopi, intenzioni e la capacità di iniziare ed eseguire azioni volte al loro raggiungimento.
Riassumendo: attaccamento e metacognizione
Per concludere, possiamo affermare che l’attaccamento e la metacognizione siano tra di loro strettamente legate. Uno stile di attaccamento sicuro infatti sembra costituire la base dell’evoluzione e dello sviluppo di buone capacità di mentalizzazione e di metacognizione nell’essere umano; uno stile di attaccamento insicuro, di contro, sembra essere correlato a deficit metacognitivi e a difficoltà di regolazione affettiva.
Secondo la Terapia Metacognitiva Interpersonale, le disfunzioni metacognitive, unite ai conseguenti scarsi senso di agency e di mastery, si pongono alla base della sofferenza dell’individuo e dei disturbi psicologici. Scopo della Terapia Metacognitiva Interpersonale diventa proprio quello di comprendere il funzionamento del paziente in modo condiviso e apportare un cambiamento ai suoi schemi, a partire dallo sviluppo delle abilità metacognitive del paziente stesso.
Lo scopo del presente articolo quindi è puramente informativo e divulgativo: non si sostituisce ad un percorso di terapia personale o a un iter diagnostico, ma ha il solo scopo psicoeducativo.
Riferimenti bibliografici
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Articoli interessanti per approfondire:
Istituto A.T. Beck – Il legame di attaccamento: concetti chiave
Istituto A.T. Beck – In che modo lo stile di attaccamento influenza la nostra autocritica?
Istituto A.T. Beck – Stili di attaccamento nella narrazione: quali effetti su chi ascolta?
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