Cos’è la psicologia?

cos'è la psicologia

La psicologia è una scienza, ma c’è ancora tanta confusione nella nostra vita quotidiana su cos’è e sulle sue implicazioni pratiche e teoriche.

La professione dello psicologo è stata infatti istituita in Italia nel 1989 ed è stata riconosciuta come professione sanitaria nel 2017.

Questo articolo vuole offrire una panoramica (certamente non esaustiva) su cos'è la psicologia, sulla terapia (in particolare cognitivo-comportamentale) e sulle principali figure professionali che operano nei contesti della salute mentale.

Tempo di lettura: 10 minuti

Indice

  1. Cos’è la psicologia?
  2. Lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra
  3. La psicoterapia: ma che si fa?
  4. La relazione terapeutica
  5. Il cambiamento in terapia: la recovery
  6. Riferimenti bibliografici

Cos’è la psicologia?

La psicologia è una scienza che si occupa della mente umana, dei suoi processi cognitivi, emotivi, comportamentali, sociali e relazionali, con lo scopo di migliorare la qualità della vita degli esseri umani attraverso il metodo scientifico.

Lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra sono figure che hanno una formazione e dei ruoli diversi nella cura della salute mentale della popolazione, oggi riconosciute tutte e tre come professione sanitaria. Riassumendo, in modo assolutamente non completo ed esaustivo, le differenze principali tra queste figure sono:

  • Psicologo: laureato triennale e magistrale, con abilitazione e iscrizione all’ordine professionale; si occupa di sostegno psicologico, ricerca, formazione, diagnosi e somministrazione di test, eccetera.
  • Psichiatra: medico specializzato in psichiatria, può fare diagnosi e cura dei disturbi mentali prescrivendo anche psicofarmaci.
  • Psicoterapeuta: psicologo o medico con una ulteriore formazione di quattro anni di specializzazione, tratta e cura disturbi attraverso tecniche specifiche.

La psicoterapia: ma che si fa?

Scrivere della sofferenza è difficile, così come è complicato parlarne e condividerla. Anche nella stanza di terapia. Durante le sedute non di rado capita che ci sia un silenzio carico di dolore, che cerca di mettere insieme le parole per comunicare il caos della tempesta che sta insorgendo nel mondo interno del paziente.

Nella stanza di terapia si aprono i cuori ai dubbi e alle speranze. E spesso capita che si esprima il desiderio di risolvere le proprie sofferenze facendole sparire come per magia, con una bacchetta magica.

Ma non esiste un libro degli incantesimi capace di far scomparire la nostra sofferenza: l'unico modo per imparare a gestirla è attraversarla, vivendola in tutto il suo dolore. Perché la guarigione segue lo stesso andamento della vita: non quello di una linea retta, ma un percorso oscillante fatto di alti e bassi, di nuovi equilibri. Come le onde del mare.

E la stanza di terapia può aiutare a fornire un riparo dal vento e dalla pioggia, un riparo che si costruisce insieme mettendo ordine a quel caos che sembra incomprensibile. Permettendoci anche di sostare nella sofferenza, senza venirne travolti e senza perderci in essa: magari abbiamo con noi un ombrello di cui ci eravamo da tempo dimenticati.

Nella stanza di terapia si impara ad esercitare un’abilità che spesso viene data per scontata, se non addirittura dimenticata: la compassione. Nella stanza di terapia si impara a praticare la gentilezza con le nostre fragilità, ad accogliere la nostra vulnerabilità.

Perché realizzare di essere umani non è facile. Significa essere fallibili e imperfetti. E a volte dobbiamo imparare a trovare la bellezza insita proprio nella mancanza della perfezione, realizzando che è uno standard irraggiungibile. La bellezza più grande e più difficile da scorgere è proprio la realizzazione che siamo umani.

La terapia è come provare a svegliare le gambe addormentate: il processo del cambiamento fa male, è scomodo, è complicato. Ma poi riprendiamo a camminare. La terapia ti apre alla possibilità. Alla possibilità di inseguire i tuoi obiettivi, di rispettare i tuoi valori. Diventando anche altro da ciò che hai vissuto in passato.

La terapia cognitivo-comportamentale

Il fondamento della Terapia Cognitivo Comportamentale è che non è la situazione reale di per sé, ma la sua interpretazione, a determinare le conseguenze emotive, comportamentali e fisiologiche dell’individuo. Questa interpretazione viene spesso identificata nei pensieri automatici del paziente, influenzati da credenze intermedie e profonde su di sé, sugli altri e sul mondo.

Ma dove lo impariamo? Vivendo, ovunque: scuola, famiglia, religione… anche quando andiamo a fare la spesa al supermercato.

Questa relazione tra interpretazione della realtà e sofferenza psicologica, viene definita spesso come ABC: dove A è la situazione, che viene interpretata da dal pensiero B e di conseguenza provoca C, l’emozione. Questo significa che ognuno di noi legge e interpreta il mondo attraverso il filtro dei suoi occhiali, che a volte neanche sa di indossare, essendo questi processi prevalentemente impliciti e immediati.

Se vuoi approfondire la terapia cognitivo-comportamentale, clicca qui.

La compassion focused therapy

La Compassion Focused Therapy è un approccio terapeutico recente, nato in Inghilterra dalla sempre più forte presenza delle pratiche di mindfulness nei contesti clinici. Proprio per questo si può definire una terapia di stampo cognitivo comportamentale di terza onda, o terza generazione.

L’autore, Paul A. Gilbert, ha concentrato la sua pratica clinica e la sua ricerca su autocritica, senso di colpa, vergogna: aspetti spesso fondamentali nel mantenimento della patologia e che rendono i pazienti resistenti al trattamento; l’autore ha unito questi elementi alla teoria dell’attaccamento, alle teorie evoluzionistiche e alle neuroscienze cognitive.

Con pazienti particolarmente autocritici e svalutanti diventa dunque fondamentale, in quest’ottica teorica, riequilibrare i tre sistemi di regolazione delle emozioni e attivare il sistema di sicurezza (considerato ipoattivo) per regolare quello della minaccia e permettere in questo modo lo sviluppo di una voce e di un dialogo interni più caldi, comprensivi, gentili.

Questo diventa possibile, secondo la Compassion Focused Therapy, anche e soprattutto attraverso la relazione terapeutica tra terapeuta e paziente, che diventa modello per sperimentare il sistema di sicurezza.

Se vuoi approfondire la compassion focused therapy, clicca qui.

La terapia metacognitiva interpersonale

La Terapia Metacognitiva Interpersonale è un approccio di psicoterapia cognitiva integrata di terza onda, sviluppato per il trattamento dei disturbi di personalità. Scopo della terapia metacognitiva interpersonale è quello di aiutare il paziente a comprendere il proprio funzionamento, aumentando la sua metacognizione, e di intraprendere un cambiamento strutturale della sua personalità, promuovendo l’accesso precoce alle parti sane di sé. Il trattamento, secondo la terapia metacognitiva interpersonale, è costituito da due distinte fasi:

  • La formulazione condivisa del funzionamento: in cui si sviluppano e fortificano le abilità metacognitive dei pazienti.
  • La promozione del cambiamento: in cui si riconoscono i propri schemi e si rendono più flessibili, grazie alle abilità metacognitive.

La relazione terapeutica

Paziente e terapeuta sono tra di loro in relazione: una relazione non solo di cura che si sviluppa in un rapporto professionale, ma anche una relazione umana. E proprio per questo è inevitabile che entri in gioco l’affettività. Lo psicologo prova un genuino interesse per la vita e il benessere dei pazienti che incontra. E parte del lavoro terapeutico sta anche in questo: volere il bene dei pazienti.

Non un legame di amicizia quindi, ma una relazione terapeutica in cui si sviluppa e si coltiva un elemento fondamentale: l’alleanza. L’alleanza terapeutica secondo Bordin è costituita da tre elementi:

  • Bond: cioè la relazione;
  • Goal: cioè gli obiettivi condivisi;
  • Task: cioè i metodi e i compiti tramite i quali raggiungere gli obiettivi condivisi.

L’alleanza terapeutica è un lavoro collaborativo, in cui entrambe le parti con ruoli definiti sono attive nel processo, interagendo tra loro. É anche uno dei principali fattori che prevedono l’esito della terapia.

Il cambiamento in terapia: la recovery

La sofferenza psicologica non può sparire come per magia con l’aiuto di una bacchetta fatata: perché non esiste un libro degli incantesimi che può far scomparire il nostro dolore. L’unico modo che abbiamo per superarlo è quello di attraversarlo, come una strada di mattoni gialli, nel percorso di recovery.

Ma cosa significa guarigione? Tante cose e a volte anche diverse tra loro.

Perché la guarigione segue lo stesso andamento della vita: non quello di una linea retta, ma un percorso oscillante fatto di alti e bassi, di nuovi equilibri… come le onde del mare. E come le onde possono essere gentili e calme, così possono invece essere in tempesta: navighiamo nel mare della vita, seguendo le curve dell’acqua.

Quindi la recovery è un percorso unico, fatto di salite e discese, di svolte che sembrano farci tornare indietro per poi procedere in avanti. Recovery significa riuscire a trovare un nuovo equilibrio, tollerando le onde del mare anche quando è in tempesta.

La terapia ti apre alla possibilità. Alla possibilità di inseguire i tuoi obiettivi, di rispettare i tuoi valori. Diventando anche altro da ciò che hai vissuto in passato.

Riferimenti bibliografici

Per approfondire: link utili

Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi

Ordine degli Psicologi della Campania

Compassionate Mind Italia

Scuola Centro di Terapia Metacognitiva Interpersonale

Articoli correlati

  1. Superare lo stress è possibile?
  2. Euristiche e bias in terapia?
  3. Come funziona la terapia cognitivo comportamentale?
  4. Le parole della psicologia
  5. Schemi interpersonali: cosa sono?
  6. Attaccamento e metacognizione
  7. Psicologia: domande frequenti
  8. La guarigione in terapia
  9. Compassion Focused Therapy
  10. Psicologia dell'insonnia

Disclaimer: lo scopo del presente articolo quindi è puramente informativo e divulgativo: non si sostituisce ad un percorso di terapia personale, a un iter diagnostico o a una visita medica. Il presente articolo ha il solo scopo psicoeducativo.

Torna su