Imparare a dire no

imparare a dire no

Per alcuni di noi dire no è difficilissimo, un’impresa coraggiosa e stancante, così complessa da sembrare apparentemente difficile. Ma come mai è così difficile e stancante dire no? E come imparare a dire no?

In questo articolo esploreremo insieme l’assertività: una comunicazione diretta e onesta, che parte dal presupposto che tutti noi esseri umani abbiamo dei diritti e dei bisogni.

D’altronde la psicologia ci dice che è impossibile non comunicare: anche quando stiamo in silenzio, il nostro corpo è in comunicazione con il mondo esterno attraverso il suo linguaggio non verbale.

Tempo di lettura: 10 minuti

Indice

  1. Dire di no… un’impresa (quasi) impossibile
  2. Cos’è l’assertività e cosa centra con il dire no
  3. Dire no: una questione di efficacia
  4. Imparare a dire no
  5. Dire no: conclusioni
  6. Bibliografia

Dire di no… un’impresa (quasi) impossibile

Saper dire di no spesso costa una fatica estrema: significa comprendere i propri bisogni e saperli esprimere all’altro consapevoli che non sempre questi coincideranno con le aspettative o le speranze del nostro interlocutore. Dire di no significa porre un confine e questo, a seconda di come funziona il nostro mondo interno, può scatenare emozioni come paura, senso di colpa, vergogna, ansia: la nostra mente inizia a vagare e ad anticipare possibili scenari catastrofici, rumina a livello interpersonale e così dire di no ci sembra del tutto impossibile.

E così finiamo con il rinunciare ai nostri bisogni e desideri, alimentando in questo modo insoddisfazione, rabbia, tristezza, risentimento, frustrazione.

Dire di no in modo assertivo significa quindi esprimere il proprio rifiuto in modo chiaro e diretto, consapevoli dei propri diritti e di quelli degli altri, muovendoci provando a seguire i nostri bisogni in modo autentico rispettando noi stessi e gli altri.

Cos’è l’assertività e cosa c’entra con il dire no

Essere assertivi significa riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, difendere i propri diritti e manifestare i propri bisogni, desideri, preferenze e critiche in modo onesto, diretto, adeguato e nel rispetto dell’altro. Dire no diventa dunque un vero e proprio atto di comunicazione assertiva.

Essere assertivi significa dunque autoaffermarsi in tutti gli ambiti della nostra vita: lavoro o studio, famiglia, amici, amore. E questo nel rispetto di se stessi e degli altri: tutti abbiamo dei diritti e in quanto tali vanno rispettati. Questo non significa rispettare ed esaudire in modo indiscriminato i desideri propri e altrui: tra diritto e desiderio c’è una differenza, l’efficacia interpersonale sta anche nel riuscire a fare questa distinzione. Questo ovviamente richiede una certa disciplina interiore. Non è facile passare da un registro comunicativo passivo-aggressivo ad uno assertivo: si configura come un vero e proprio impegno, che richiede volontà e disciplina interiore. E questo riguarda tutti gli ambiti della nostra vita: dal lavoro, allo studio, alla famiglia, agli amici, all’amore, fino ad arrivare a tutte le cose pratiche che occupano nostra giornata. Lavorare sulla propria assertività e svilupparla nel tempo permette dunque di ottenere diversi vantaggi non solo nell’immagine di sé, ma anche nel rapporto con gli altri.

I tre stili comunicativi

Possiamo dunque distinguere tre diversi stili comunicativi, divisi in due diverse categorie: uno assertivo e due anassertivi (quello passivo e quello aggressivo):

  • Passivo (o passivo-aggressivo). La persona passiva è attenta esclusivamente all’altro, da cui è influenzata a discapito di sé e ha un’elevata ansia sociale. Il suo obiettivo è la benevolenza degli altri, evitando il conflitto. Il comportamento passivo provoca però frustrazione, ansia, inibizione e anche senso di colpa: viola i propri diritti e porta alla svalutazione del sé.
  • Aggressivo. La persona aggressiva è attenta solo a se stessa, prevarica gli altri e utilizza metodi distruttivi per ottenere i propri obiettivi. L’obiettivo principale è il potere sociale. Il comportamento aggressivo provoca senso di colpa e costante allarme nel tentativo di difendersi dagli attacchi altrui, alimentando collera e ostilità, umiliazione e disprezzo: porta all’isolamento sociale e alla svalutazione dell’altro.
  • Assertivo. La persona assertiva è attenta non solo a se stessa, ma anche all’altro senza però esserne condizionata, utilizza metodi che sono gratificanti e motivanti. Il suo obiettivo è il successo personale. Il comportamento assertivo permette di esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri in modo libero, anche se attento non solo al sé ma anche all’altro. Permette di sviluppare e mantenere il rispetto di sé e degli altri, favorendo scelte autonome mosse da fiducia e dignità.

Dire no: una questione di efficacia

L’efficacia interpersonale è un’abilità che permette di saper chiedere e ottenere ciò di cui si ha bisogno all’interno della relazione con l’altro. Questo significa, da un lato, conoscere i propri bisogni e dall’altro anche saperli comunicare all’interlocutore in modo che questi possano essere presi in considerazione. Significa dare valore alla tua opinione e a quella dell’altro, nel rispetto reciproco e anche nella consapevolezza che si può essere in disaccordo pur rispettando la libertà di espressione altrui. L’efficacia interpersonale permette dunque di dire no, di mantenere le relazioni ma anche di costruirne di nuove.

Possiamo immaginare gli stili comunicativi assertivi e anassertivi come un continuum: se ai due estremi opposti ritroviamo, rispettivamente, la passività e l’aggressività, al centro si colloca invece l’asservità; è qui al centro del continuum che si pone dunque una comunicazione efficace e funzionale.

Imparare a dire no

È impossibile non comunicare: questo è uno degli assiomi della comunicazione di Paul Watzlawick. Tutto, infatti, nella nostra esistenza interpersonale è comunicazione. Possiamo infatti riconoscere tre livelli di comunicazione, che ci aiutano ad entrare in connessione non solo con gli altri, ma anche con noi stessi e con il nostro mondo interno:

  • Comunicazione verbale, e cioè le nostre parole.
  • Comunicazione non verbale, e cioè tutto ciò che riguarda il nostro corpo, come ad esempio la postura.
  • Comunicazione para-verbale, e cioè il tono, il volume, il ritmo della voce, le pause, i suoni e le risate che possono arricchire il nostro linguaggio verbale.

Tutto in noi quindi comunica un messaggio e una comunicazione efficace ci permette di poter raggiungere i nostri obiettivi e di poter comprendere ed essere compresi dagli altri.

La buona notizia è che possiamo imparare e migliorare le nostre abilità comunicative: l’assertività è infatti una competenza e come tale può essere allenata e migliorata attraverso gruppi di skills training (come quelli della DBT, la terapia dialettico comportamentale ideata da Marsha Linehan), sostegno psicologico o psicoterapia, formazione specifica.

I primi passi da mettere in pratica

Per sviluppare l’assertività al fine di promuovere una buona efficacia interpersonale possiamo iniziare con dei semplici passi, che possiamo esplorare in modo più adeguato ed esaustivo nei contesti di formazione psicoeducativa o in terapia:

  • Comprendere cosa proviamo e saper regolare le nostre emozioni. Cioè riconoscere i nostri stati mentali e i nostri bisogni. In altre parole potenziare le nostre abilità metacognitive.
  • Comprendere che facciamo ipotesi (più o meno accurate) sulla mente dell’altro: sui suoi bisogni, sui suoi pensieri, sulle sue emozioni.
  • Riconoscere la differenza tra i nostri obiettivi a breve, a medio e a lungo termine, che non sempre possono coincidere.
  • Tenere a mente di essere gentili, di mostrarci interessati all’altro, di validare la sua esperienza anche se questo non significa necessariamente essere d’accordo con ciò che l’altro prova o pensa, di comportarci in modo educato.

Dire no: conclusioni

La comunicazione assertiva rafforza la fiducia che abbiamo nelle nostre capacità, nella possibilità di poter raggiungere i nostri obiettivi: rafforza quindi il nostro senso di autoefficacia, aumentando anche la nostra finestra di tolleranza alla frustrazione, permettendoci dunque di gestire eventuali conflitti in modo efficace e di costruire e mantenere rapporti interpersonali e relazioni con gli altri più autentiche e sincere.

Dire di no in modo assertivo diventa dunque un piccolo (ma grande) passo per la costruzione del nostro benessere.

Riferimenti bibliografici

Per approfondire

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  6. Superare lo stress è possibile?
  7. Cos’è la psicologia?
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Disclaimer: lo scopo del presente articolo quindi è puramente informativo e divulgativo: non si sostituisce ad un percorso di terapia personale, a un iter diagnostico o a una visita medica. Il presente articolo ha dunque il solo scopo psicoeducativo.

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