Schemi interpersonali: cosa sono?

schemi interpersonali

Ma cosa si fa davvero in terapia?

E perché noi psicologi diciamo che siamo guidati da schemi interpersonali?

Ti spiego in termini semplici e accessibili i principi della Terapia Metacognitiva Interpersonale e della Terapia Cognitivo Comportamentale; descrivendo cosa sono gli schemi interpersonali e perché la relazione terapeutica è così importante.

Tutto comincia con un paio di occhiali un po’ appannati.

Tempo di lettura: 8 minuti.

Indice

  1. Introduzione
  2. Cosa sono gli schemi interpersonali
  3. Il “Sacro Graal” della Terapia Cognitivo Comportamentale
  4. Il ruolo del nostro corpo
  5. E cosa fa la terapia?
  6. La relazione terapeutica
  7. Il paziente attivo
  8. Il concetto di recovery
  9. Conclusioni

Introduzione

Cosa significa quando noi psicologi diciamo che siamo guidati da schemi interpersonali? Semplicemente che guardiamo il mondo e la vita attraverso il filtro dei nostri personali occhiali. Peccato che a volte questi occhiali sono miopi.

Compito della terapia è proprio quello di portarci pian piano a riconosce di indossare degli occhiali e a permetterci di cambiarli in modo più flessibile (magari mettendo quelli da sole quando è bel tempo).

Attraverso la metafora degli occhiali, che piace tanto a noi psicologi, parliamo del percorso terapeutico così come descritto dalla Terapia Metacognitiva Interpersonale e dalla Terapia Cognitivo Comportamentale.

Ma cosa sono gli schemi interpersonali?

Siamo guidati da schemi interpersonali, ma cosa sono?

Gli schemi interpersonali sono una mappa dinamica del mondo, un vero e proprio sistema di previsione basato su memorie e apprendimento ripetuti nel corso del tempo e delle esperienze dell’individuo. Sono disfunzionali quando diventano rigidi e inflessibili.

Questo significa, in parole semplici, che siamo miopi… ma che a volte utilizziamo gli occhiali sbagliati per farci strada nel mondo.

Il “Sacro Graal” della terapia cognitivo comportamentale

Il fondamento della Terapia Cognitivo Comportamentale è che non è la situazione reale di per sé, ma la sua interpretazione, a determinare le conseguenze emotive, comportamentali e fisiologiche dell’individuo. Questa interpretazione viene spesso identificata nei pensieri automatici del paziente, influenzati da credenze intermedie e profonde su di sé, sugli altri e sul mondo.

Ma dove lo impariamo? Vivendo, ovunque: scuola, famiglia, religione… anche quando andiamo a fare la spesa al supermercato.

Questa relazione tra interpretazione della realtà e sofferenza psicologica, viene definita spesso come ABC: dove A è la situazione, che viene interpretata da dal pensiero B e di conseguenza provoca C, l’emozione. Questo significa che ognuno di noi legge e interpreta il mondo attraverso il filtro dei suoi occhiali, che a volte neanche sa di indossare, essendo questi processi prevalentemente impliciti e immediati.

Il ruolo del nostro corpo

Mente e corpo non sono così separati come può sembrare in un primo momento: per esplorare i mondi interni e sbrogliare le matasse emotive bisogna anche capire come queste stesse emozioni si incarnano in noi. Riuscire a comprendere cosa prova ci permette di conoscere meglio noi stessi: non è sempre facile riuscire a capire quali emozioni ci attraversano. Ma il nostro corpo è saggio e spesso ci manda segnali ben precisi per aiutarci a districare la nostra matassa emotiva… dobbiamo solo imparare ad ascoltarlo. Questo significa che le nostre emozioni sono incarnate: il nostro corpo è una mappa.

La nostra mente dunque non può essere considerata come isolata dal contesto del corpo: le sensazioni e le esperienze corporee sono essenziali per comprendere il mondo e anche per interpretarlo. La nostra cognizione è infatti situata, basata sul nostro corpo: anche nel momento in cui non c’è un ambiente strettamente legato all’attività cognitiva in questione, la cognizione si basa su stimoli sensoriali e motori, anche a livello di attivazione neuronale.

Tutti i nostri processi cognitivi sono incarnati: la memoria di lavoro, il linguaggio, la memoria episodica, il problem solving, sono tutte attività legate a sequenze di immagini che simulano l’azione corporea o che anticipano l’azione. La sensorialità influenza tutti i nostri processi cognitivi, anche quelli interpersonali e sociali: la nostra mente è una mente non avulsa dal contesto, ma che ragiona sulla base delle sue azioni nel mondo.

E cosa fa la terapia?

La terapia cerca di rendere questi schemi interpersonali rigidi e inflessibili un po’ più aperti alla possibilità di leggere il mondo anche in altri modi. In sostanza, prova ad aggiornare il sistema di previsioni quando questo è disfunzionale. Per farlo, bisogna aiutare il paziente a formare e a riconoscere un vero e proprio modello del suo funzionamento mentale. Solo quando sappiamo di essere guidati da schemi interpersonali, possiamo allora provare a cambiarli.

Cioè, in terapia ci accorgiamo di indossare degli occhiali e proviamo a cambiarli – anche se ci vuole tempo, perché gli occhi devono abituarsi a questo nuovo modo di vedere il mondo. Questo, secondo la Terapia Metacognitiva Interpersonale, avviene in due fasi distinte del percorso terapeutico:

  1. La formulazione condivisa del funzionamento della mente del paziente;
  2. La promozione del cambiamento.

La relazione terapeutica

Il filo conduttore di tutto questo percorso, elemento fondamentale della terapia stessa che va sempre monitorato, è la relazione terapeutica.

Paziente e terapeuta sono infatti in una relazione tra di loro, basata sui principi del sistema motivazionale della cooperazione. Si genera così una vera e propria alleanza, costituita da tre elementi distinti:

  1. Bond: cioè la relazione;
  2. Goal: cioè gli obietti condivisi;
  3. Task: cioè i metodi e i compiti tramite i quali raggiungere gli obiettivi.

In sostanza, per semplificare: ci dobbiamo stare simpatici, dobbiamo sapere dove vogliamo andare e anche quali strumenti utilizzare per raggiungere la nostra meta.

Il paziente attivo

Uno dei principi più importanti della terapia in generale e della Terapia Cognitivo-Comportamentale nello specifico è che il più grande cambiamento avviene nel tempo che intercorre tra una seduta e l’altra. Questo significa, nell’ottica Cognitivo-Comportamentale, mettere in atto esercizi, compiti, esperimenti comportamentali che permettano di sperimentare nella vita reale ciò di cui si parla e si esplora in seduta. Il paziente quindi è un agente attivo e cooperativo del processo terapeutico.

Il concetto di recovery

La sofferenza psicologica non può sparire come per magia con l’aiuto di una bacchetta fatata: perché non esiste un libro degli incantesimi che può far scomparire il nostro dolore. L’unico modo che abbiamo per superarlo è quello di attraversarlo, come una strada di mattoni gialli, nel percorso di recovery.

Ma cosa significa guarigione? Tante cose e a volte anche diverse tra loro.

Perché la guarigione segue lo stesso andamento della vita: non quello di una linea retta,
ma un percorso oscillante fatto di alti e bassi, di nuovi equilibri… come le onde del mare. E come le onde possono essere gentili e calme, così possono invece essere in tempesta: navighiamo nel mare della vita, seguendo le curve dell’acqua.

Quindi la recovery è un percorso unico, fatto di salite e discese, di svolte che sembrano farci tornare indietro per poi procedere in avanti. Recovery significa riuscire a trovare un nuovo equilibrio, tollerando le onde del mare anche quando è in tempesta.

La terapia ti apre alla possibilità. Alla possibilità di inseguire i tuoi obiettivi, di rispettare i tuoi valori. Diventando anche altro da ciò che hai vissuto in passato.

Conclusioni

In terapia avviene un incontro tra universi, in un luogo sicuro dover poter esplorare mondi interni e comprendere che indossiamo degli occhiali (che però non sempre funzionano) e provare a cambiarli. Per tornare a vedere i colori del mondo con più flessibilità, aprendosi alla possibilità di scelta.

Terapia è anche (forse soprattutto) cambiamento. Comprendere con quali lenti guardiamo il mondo e provare a cambiare occhiali per distinguere più chiaramente forme e colori.

Aprirsi alla possibilità di essere, in modo autentico – perché non basta solamente comprendere i se e i ma, è necessario anche vivere ed esperire l’azione stessa del provare a mettere in atto soluzioni e strategie diverse. Nuovi modi di esistere.

Lo scopo del presente articolo quindi è puramente informativo e divulgativo: non si sostituisce ad un percorso di terapia personale o a un iter diagnostico, ma ha il solo scopo psicoeducativo.

Bibliografia:

Siti utili per approfondire:

Articoli correlati:

Clicca qui per accedere alle risorse gratuite di psicoeducazione del sito

Torna su