La Terapia Metacognitiva Interpersonale

terapia metacognitiva interpersonale

La Terapia Metacognitiva Interpersonale è un approccio cognitivo integrato nato per il trattamento dei disturbi di personalità e che si basa sui costrutti come quelli di metacognizione, di stati mentali e di schemi interpersonali.

Il percorso terapeutico per la Terapia Metacognitiva Interpersonale è diviso in due grandi fasi: la prima è la formulazione condivisa del funzionamento mentre la seconda è la promozione del cambiamento.

In questo articolo esploreremo le basi teoriche della Terapia Metacognitiva Interpersonale, per comprendere insieme cos'è e come si sviluppa in un percorso terapeutico.

Tempo di lettura: 10 minuti

Indice

  1. Cos’è la Terapia Metacognitiva Interpersonale
  2. Schemi, desideri e immagini del sé
  3. L'alleanza terapeutica
  4. Formulazione condivisa del funzionamento
  5. Promozione del cambiamento

Cos’è la Terapia Metacognitiva Interpersonale

La Terapia Metacognitiva Interpersonale, o TMI, è un approccio integrato così detto di “terza onda” cognitivo, ideato per il trattamento dei disturbi di personalità. La Terapia Metacognitiva Interpersonale parte dalla definizione dei disturbi di personalità come disturbi de sé e delle relazioni interpersonali, identificando nella metacognizione (o meglio, nei suoi deficit) la loro genesi.

L’obiettivo della Terapia Metacognitiva Interpersonale è dunque quello di “migliorare le abilità metacognitive al fine di padroneggiare gli stati mentali problematici fonte di sofferenza soggettiva e/o di problemi nelle relazioni interpersonali” (Carcione & Semerari, 2017, p. 52).

Terapia Metacognitiva Interpersonale
Corpo, Immaginazione
e Cambiamento
Relazione Terapeutica
e Tecniche Esperienziali

La metacognizione nella Terapia Metacognitiva Interpersonale

Disfunzioni nelle abilità di metacognizione portano dunque gli individui ad avere difficoltà nella lettura e nella comprensione degli stati mentali propri e altrui: diventa faticoso riuscire a fare ipotesi sui contenuti del proprio mondo interno e su quelli degli altri, difficilissimo ragionarci su e ad utilizzare questa comprensione per muoversi nel mondo riducendo la propria sofferenza e provando a raggiungere i propri obiettivi in modo realistico.

La metacognizione dunque, come descrive Dimaggio (2019, p. 52), permette di:

  1. Identificare gli stati mentali, riconoscendoli come prodotti della mente e attribuendoli a se stessi e agli altri;
  2. Pensare, riflettere e ragionare sui propri stati mentali e su quelli altrui;
  3. Utilizzare queste conoscenze per prendere decisioni, risolvere problemi e padroneggiare la sofferenza emotiva.

Le componenti della metacognizione

La metacognizione è costituita da diverse componenti che permettono di comprendere la propria mente e di formulare ipotesi realistiche sulla mente dell’altro:

  • Monitoraggio: cioè la capacità di descrivere gli stati interni in modo articolato;
  • Differenziazione: cioè la capacità di considerare le proprie idee su di sé, sugli altri e sul mondo come punti di vista, prospettive, ipotesi e non come realtà;
  • Integrazione: cioè la capacità di mantenere una visione di Sé unitaria nonostante il cambiamento e l’oscillazione di stati mentali e comportamenti;
  • Decentramento: cioè la capacità di comprendere che l’altro ha un diverso punto di vista, diverse prospettive e diverse ipotesi su di sé, sugli altri e sul mondo;
  • Mastery: cioè la capacità di utilizzare la conoscenza sugli stati mentali per regolare la sofferenza, risolvere problemi interpersonali, realizzare i propri obiettivi; si basa sull’agency.

Schemi, desideri e immagini del sé in Terapia Metacognitiva Interpersonale

I disturbi di personalità, secondo la Terapia Metacognitiva Interpersonale, sono dunque disturbi interpersonali caratterizzati da carenze metacognitive. Un’altra caratteristica importante è che tendono ad auto-alimentarsi e auto-mantenersi attraverso schemi interpersonali e strategie di coping non funzionali: diventa centrale in questa visione come nei disturbi di personalità ci sia una modalità problematica di attribuzione dei significati su di sé, sugli altri e sul mondo all’interno delle relazioni interpersonali.

Ciò che distingue quindi il funzionamento dei pazienti con disturbi di personalità è la rigidità, l’inflessibilità e  il passaggio coatto tra pochissimi stati mentali, definiti ricorrenti e problematici, che limitano anche le possibili reazioni del soggetto al contesto, che sono quindi basate su schemi automatici e rigidi, se non caotici e disorganizzati.

Uno schema interpersonale infatti non è patologico di per sé: è uno strumento che ci aiuta a navigare nel mondo, valutando in modo rapido e veloce le risposte degli altri ai nostri bisogni e desideri: è attraverso queste previsioni che gli esseri umani agiscono nel mondo e sviluppano strategie per raggiungere i propri obiettivi. Nei disturbi di personalità, però, questi schemi che guidano le azioni nel mondo vengono definiti maladattivi, in quando partono dal presupposto che i propri bisogni e desideri resteranno insoddisfatti e in quanto si basano su immagini nucleari del sé negative.

Nella Terapia Metacognitiva Interpersonale quindi cambiamento significa riscrivere gli schemi interpersonali rigidi, inflessibili, disfunzionali, che guidano il paziente come se fossero una mappa del mondo e che creano sofferenza e problematiche relazionali. Questo avviene attraverso quella che può essere definita come una vera e propria riscrittura esperienziale delle memorie autobiografiche del paziente, attraverso specifici metodi e tecniche.

L’alleanza terapeutica in Terapia Metacognitiva Interpersonale

Paziente e terapeuta sono tra di loro in relazione: una relazione non solo di cura che si sviluppa in un rapporto professionale, ma anche una relazione umana. Proprio per questo, nel paradigma della Terapia Metacognitiva Interpersonale, l’alleanza e la relazione terapeutiche sono fondamentali e sono costantemente tenute a mente dal terapeuta nel percorso terapeutico, in cui inevitabilmente entreranno in gioco gli schemi e i cicli interpersonali del paziente e che diventa dunque teatro e strumento per modificare l’esperienza soggettiva del paziente.

L’alleanza terapeutica secondo Bordin è costituita da tre elementi:

  1. Goal, e cioè la condivisione degli obiettivi;
  2. Task, e cioè la definizione dei compiti;
  3. Bond, e cioè il legame affettivo basato su fiducia, rispetto e cooperazione.

L’alleanza terapeutica è un lavoro collaborativo, in cui entrambe le parti con ruoli definiti sono attive nel processo, interagendo tra loro. É anche uno dei principali fattori che prevedono l’esito della terapia, che si divide in due grandi passaggi: il primo è quello della formulazione condivisa del funzionamento, in cui il paziente acquisisce la consapevolezza di essere guidato da schemi e che sono questi ad essere la fonte della sua sofferenza; il secondo è quello della promozione del cambiamento.

La formulazione condivisa del funzionamento in Terapia Metacognitiva Interpersonale

Nella prima fase della terapia, sono tre le logiche della formulazione condivisa del caso in Terapia Metacognitiva Interpersonale:

  1. Si costruisce e si esplicita un modello della mente del paziente che riesca a tenere conto sia della sua esperienza soggettiva sia delle motivazioni psicologiche, spesso implicite, che guidano le sue azioni e producono sofferenza;
  2. Questo modello deve essere condiviso con il paziente, che lo deve riconoscere come plausibile e come aderente alla sua esperienza soggettiva, questo sia attraverso segnali e comunicazioni verbali sia non verbali congrue e coerenti;
  3. Il modello a questo punto orienta la pianificazione dell’intervento non solo per il terapeuta ma anche e soprattutto per il paziente, che ha compreso il suo funzionamento e vuole promuovere il suo cambiamento.

Per una corretta condivisione del funzionamento è necessario accedere ed esplicitare cosa il paziente crede di sé, ovvero portare il paziente a fare un salto metacognitivo e riconoscere che causa della sua sofferenza non è tanto l’altro, ma il fatto che lui crede e si rispecchia nell’immagine nucleare negativa di sé. In altre parole, il paziente deve comprendere che è guidato da uno schema e che la sua sofferenza è data dalle credenze negative su di sé credute vere; in parallelo il paziente deve anche riuscire ad accedere, seppur in forma oscillatoria e temporanea, alle sue parti sane e iniziare a lavorare sempre di più sui coping disfunzionali attivati dalle sue credenze che alimentano lo schema in un circolo vizioso.

La promozione del cambiamento in Terapia Metacognitiva Interpersonale

Il cambiamento terapeutico consiste nel portare il paziente ad accedere ad immagini nucleari di sé alternative da quella negativa e sulla base di questa costruire nuove previsioni interpersonali. In altre parole, pilastro del cambiamento terapeutico è la consapevolezza di essere guidati da schemi e di sviluppare la volontà di iniziare a interpretare sé e il mondo in modo più benevolo a livello cognitivo, procedurale e comportamentale.

Attraverso una riformulazione costante del contratto terapeutico, l’utilizzo di tecniche esperienziali e la rinuncia ai coping maladattivi, si promuove la mastery del paziente, sviluppando strategie sempre più sofisticate ed efficaci di problem solving relazionali. Ciò non significa che il paziente non soffrirà mai più o che non riceverà mai reazioni negative dall’altro, significa che sarà in grado di attraversare questo dolore senza che i suoi schemi si riattivino.

Riferimenti bibliografici

Per approfondire

Scuola Centro di Terapia Metacognitiva Interpersonale

Articoli correlati

  1. Compassion Focused Therapy
  2. Schemi interpersonali: cosa sono?
  3. Attaccamento e metacognizione
  4. Come funziona la terapia cognitivo comportamentale?
  5. Euristiche e bias in terapia

Disclaimer: lo scopo del presente articolo quindi è puramente informativo e divulgativo: non si sostituisce ad un percorso di terapia personale, a un iter diagnostico o a una visita medica. Il presente articolo ha dunque il solo scopo psicoeducativo.

Torna su

La tua privacy è importante

Non vogliamo certo sperperare ai quattro venti quello che fai qui, ma per noi sarebbe importante poter raccogliere alcune informazioni sulla tua navigazione, così da poter continuare a migliorare questo sito. Per questo avremmo bisogno di poter attivare anche strumenti di statistica e contenuti esterni. Va bene per te?